08 – Monte della Zucca

Località di partenza:
Pratieghi (m. 860 slm)
Località di arrivo:
Monte della Zucca (m. 1258 slm)
Lunghezza:
km. 5
Dislivello totale in salita:
m. 500

Descrizione

Il crinale del Monte della Zucca rappresentò - all’epoca della costruzione della Linea Gotica - un importante riferimento per il sistema difensivo tedesco, e fu quindi opportunamente fortificato. Ne è testimonianza, tra l’altro, la costruzione di un’apposita teleferica destinata al trasporto dei copiosi materiali fatti arrivare fino alla sommità del monte (il punto di partenza della teleferica - a valle - è ancora individuabile, sebbene sia ormai difficilmente raggiungibile).

Quest’itinerario, peraltro, oltre a consentire di visitare i resti delle postazioni sul crinale del Monte della Zucca, permette, con una breve deviazione, di raggiungere anche le sorgenti del Marecchia.

Si parte da Pratieghi camminando sulla provinciale in direzione di Balze fino ad imboccare a sinistra il sentiero segnalato che va in direzione delle sorgenti del Marecchia e del sentiero CAI-00. Dopo aver superato alcuni campi e pascoli poco utilizzati, si comincia a salire, e in breve si incontra (a sinistra) la deviazione che conduce alle sorgenti del Marecchia. Per raggiungere i resti delle fortificazioni della Linea Gotica tuttavia, si prosegue sul sentiero CAI 00 che d’ora in avanti sale con tratti anche piuttosto ripidi. Lasciandosi a destra alcune deviazioni che conducono al Poggio Castagnolo e a Pieve Santo Stefano, ci si mantiene sempre sullo 00, che ormai segue il crinale. Dopo aver superato una prima cima a quota 1172, si iniziano a vedere - pur semi-cancellati dal tempo - almeno sei resti di trincee, postazioni di osservazione, di tiro antiaereo e di ricovero, che si susseguono a breve distanza fino a quota 1212, poco al di sotto della cima del Monte della Zucca. Oggi sono, in effetti, delle semplici buche ormai quasi ricoperte da terra e fogliame: d'estate, quindi, occorre fare attenzione, perché la vegetazione può ostacolarne l'individuazione.

Focus storia: "La costruzione della Linea Gotica"

Anche a Badia Tedalda, come nel resto della provincia, nell’autunno del 1943 si costituiscono le autorità fasciste della RSI. Ma ancor prima, questi territori conoscono il transito di centinaia di prigionieri di guerra scappati dopo l’8 settembre dal campo di Renicci. Sono soprattutto slavi, che cercano di raggiungere la costa adriatica, e da lì le loro terre. Si fermano nelle frazioni più piccole - dove è più difficile che qualcuno li venga a cercare – per rifocillarsi, riposare e poi ripartire. La generosità dei contadini e delle gente del posto non manca mai nei loro confronti e qualcuno – sebbene una piccola minoranza - si ferma, per aggregarsi, di lì a breve, alle bande partigiane. Poi arrivano anche i prigionieri inglesi, per lo più ufficiali. Anch’essi cercano di raggiungere l’Adriatico, per imbarcarsi e raggiungere le basi alleate più a sud.

Tra ottobre e novembre comincia, da parte delle autorità fasciste, la ricerca degli uomini da arruolare nella RSI. E ben presto arrivano anche i tedeschi, con gli ingegneri della Todt, perché sulle montagne circostanti si devono avviare i lavori di costruzione della Linea Gotica.

L’Organizzazione Todt era stata creata nel 1939 come struttura paramilitare, e il suo primo compito era stato il completamento in tempi record della Linea Sigrifido (Fritz Todt, l’ingegnere capo, divenne da allora uno degli uomini-simbolo della Germania nazista). Il nucleo operativo principale dell’OT era il Bauleitung (da 1000 a 3000 operai), e ad ognuno di essi era assegnato un cantiere. Gli operai, divisi in Truppen di 150 uomini (divisa marrone, stemma con aquila sul cappello e fascia con svastica sul braccio), non erano armati, ma i responsabili delle varie unità portavano la pistola.

La Todt arriva in Italia nel giugno 1943, per riparare i danni subiti dalle linee ferroviarie a seguito dei bombardamenti alleasti. Poi il suo operato si concentra quasi esclusivamente sulla costruzione delle varie linee di difesa e, per far fronte a tali lavori, assumerà decine di migliaia di italiani. Nel luglio 1944 la Todt ha alle sue dipendenze, in Italia, 6.400 tedeschi e 200mila operai (tra italiani e stranieri); di questi, sulla Linea Gotica ne sono impiegati oltre 35mila. Gli italiani che lavorano per la Todt lo fanno sostanzialmente per due ragioni: per sopravvivere (essere assunti dalla Todt significa non essere deportati né arruolati nella RSI), o per coazione: non di rado, i tedeschi rastrellano gli uomini abili e li costringono a lavorare.

Nel dicembre 1944, a seguito del parziale sfondamento della Linea Gotica, gli operai della Todt lasceranno gli Appennini per andare a costruire opere difensive ai piedi delle Alpi; a questo punto a lavorare alle ultime fortificazioni (quelle della Linea Gotica “invernale”) saranno chiamati direttamente i soldati della Wehrmacht.

Passando a considerare le opere di fortificazione della Linea Gotica, va premesso che fin dal 1932 la Wehrmacht ha elaborato tre tipologie di fortificazione. La prima si basa sulle tecniche della fortificazione campale: postazioni ricavate dai materiali disponibili sul posto. Il secondo è un mix tra fortificazioni campali e bunker in cemento armato, il terzo si basa solo sui bunker. All’interno di questa classificazione, le tipologie di costruzione sono molto numerose, nel 1944 il catalogo comprende ben 700 tipi di bunker, Tali costruzioni, poi, vanno scelte e realizzate in considerazione dell’importanza e delle caratteristiche morfologiche, geografiche, ecc, delle aree da difendere, anch’esse soggette a loro volta a classificazione; l’area più piccola individuata è la (Widerstandsnest), è una zona di resistenza difesa da 10 uomini. Quattro Widerstandsnest vicine formano un Stutzpunkt (punto di supporto), difeso da un plotone. A loro volta, un certo numero di Stutzpunkt vicini formano uno Stutzpunktegruppe, un “punto forte”, difeso da una o più compagnie. Un’intera area fortificata si definisce Verteidigungsbereich (area di difesa), da difendersi con un battaglione. Infine, c’à la Liniestellung, vale dire la linea difensiva di un territorio, difesa da una divisione.

Fin qui le classificazioni. In realtà, per diverse ragioni - a cominciare dalla mancanza di tempo, di mezzi e di materiali – il livello di fortificazione più usato sulla Linea Gotica sarà del primo tipo, e i punti forti con bunker o opere in cemento armato non saranno molti. Degli oltre 700 modelli di bunker messi a disposizione dal catalogo, infatti, ne sono adottati solo sette: la postazione per Pak 88 (150 metri cubi di scavo per 800 metri cubi di cemento armato); la casamatta per mitragliatrice; il rifugio per 6 o 9 uomini con annessa postazione per osservatorio o mitragliera, la postazioni di avvistamento con periscopio; la postazione Panzernest con armatura in metallo per 2 uomini e mitragliatrice; la torretta di Panther interrato, ed infine la postazione Ringstand (o Tobruk), un locale interrato in cemento armato con apertura circolare sul tetto da cui il soldato effettua operazioni di osservazione, illuminazione (per la contraerea) e di fuoco;

Di tali sette modelli, poi, ne verranno completati solo pochi esemplari per ciascuna tipologia, dislocati la maggior parte lungo il litorale adriatico e su alcuni dei passi appenninici.

Il tratto di Linea Gotica che interessa l’area di Badia Tedalda rispecchia fedelmente la situazione: pur essendo segnalato come caposaldo, e prevedendo diversi “punti di forza”, tutte le opere difensive - trincee, casematte, postazioni di tiro e di avvistamento, rifugi, ecc. – sono costruite utilizzando i materiali disponibili sul posto, vale a dire legname, terra e pietre e sabbia, rinforzate da ostacoli (fossati, reticolati e campi minati). Se si escludono le postazioni per la contraerea, sono le trincee con postazioni per armi leggere, le strutture difensive più diffuse nella zona, quelle che ancora oggi è più facile incontrare (“Trincee scavate nella roccia, nelle vallate degli Appennini, su posizioni dominanti”: così un testo militare americano fotografa efficacemente la struttura della Linea Gotica). Questo non significa però che il sistema difensivo sia costruito senza tener conto degli standard previsti dal manuale, che - basati sui principi della difesa elastica - prevedono la suddivisione del terreno in tre aree: zona di avamposto; zona intermedia (suddivisa in linea avanzata e linea principale di combattimento) e zona arretrata. La prima è senza fortificazioni, e viene sorvegliata da pattuglie di controllo e vedette. La seconda è la zona principale di combattimento: larga intorno ai 3 km, deve sbarrare l’attacco ed è formata da linee trincerate collegate tra loro. Nella zona arretrata ci sono le artiglierie e le truppe di riserva. Così, mentre la battaglia infuria nella zona intermedia, dietro si può costruire una nuova linea difensiva, in modo che qualora gli attaccanti sfondassero, si ritroverebbero di fronte ad un nuovo sbarramento.

I lavori iniziano nei primi mesi del 1944 e vanno avanti fino a settembre, vale a dire fino a pochi giorni prima della ritirata. Subiscono però continui rallentamenti, dovuti in parte agli attacchi aerei alleati che costringono, non di rado, a lavorare solo nelle ore notturne. Ci sono poi i sabotaggi dei partigiani, e - non da ultimo - le difficoltà organizzative intrinseche ad un cantiere esteso e dislocato in luoghi in cui possono arrivare solo i muli o gli uomini a piedi. Senza contare che una parte della forza lavoro è coatta, e chi è condotto a lavorare con la forza, alla prima occasione scappa. I lavori, del resto subiscono anche vere e proprie “battute di arresto”, come nel caso della dispersione degli uomini acquartierati a Piandimeleto, dopo l’attacco dei partigiani. E’ per questo motivo che i sorveglianti della manovalanza saranno equipaggiati non più con semplici pistole, ma con fucili mitragliatori. E al tempo stesso, nelle zone più sensibili saranno supportati da pattuglie dei vari reparti tedeschi che si succedono nel territorio di Badia da marzo a settembre. Resta il fatto, in ogni caso, che questo territorio si trasforma in un grande cantiere e da giugno in avanti in rapida progressione pressoché tutte le frazioni – talvolta persino i casolari più remoti – sono “requisiti” dai tedeschi che ne fanno “basi avanzate” per le squadre che lavorano alle fortificazioni sui crinali, e al tempo stesso, sedi dei tanti comandi locali (delle compagnie, dei plotoni, ecc.) dislocati come una fitta maglia su tutto il territorio.

La popolazione subisce le conseguenze dell’occupazione militare anche quando non è direttamente coinvolta nei lavori; i tedeschi requisiscono di tutto, ma in particolare gli animali: cavalli, muli, asini, vacche, maiali; poi dai primi di luglio cominciano a far sfollare intere frazioni, laddove tali località sono da fortificare. La gente è disperata, chi può scappa e si rifugia in casolari di montagna, in mezzo ai boschi, in zone più arretrate ma non troppo distanti da casa. Chi non riesce a scappare prende quel che può - letti, sedie, mafie, oggetti di cucina, materassi, coperte, biancheria, un po’ di cibo – e in lunghe colonne, a piedi, sui carretti, a volte su camion, si avvia verso nord, sotto la scorta dei soldati tedeschi. La prima destinazione è Pennabilli, poi da lì si va verso località della costa romagnola. Le colonne in marcia sono talvolta attaccate dai caccia inglesi; in questi casi si cerca la fuga dalla strada e ci si nasconde come si può, e qualcuno ne approfitta per scappare. Molti abitanti di queste zone sono portati a Gatteo a Mare, per essere sistemata lì, altri invece sono spostati ancora più a nord, verso l’Emilia e la Pianura padana. Tra le prime località a ricevere l’ordine di sfollamento c’è la frazione di Colcellalto (8 luglio), poi dopo la metà del mese, ogni giorno tocca ad una frazione. Monterano, Tassinato, Madonna del Presale, Molin di Mezzo, Montelabreve, Sant’Andrea, Cà Checca, Montefortino, Stiavola, Rofelle. Ai primi di agosto tocca anche alle restanti frazioni e poi a Badia Tedalda e Sestino.

I pochi che restano, per lo più nascosti in casali in aperta campagna o nei boschi, si arrangiano alla meglio; dormendo spesso nelle stalle o addirittura all’aperto. Di giorno devono guardarsi dai mitragliamenti dell’aviazione inglese, di notte devono sopportare i rumori dei cantieri: le macchine perforatrici, le mine, il via vai ininterrotto di camion, camionette e carri lungo le strade (proprio per evitare i cacca inglesi i lavori della Todt procedono più di notte che di giorno).

Intorno alla metà di agosto anche chi è rimasto in zona tenta di “passare il fronte”, ma ormai è molto difficile, i tedeschi sono ben appostati e non pochi sono quelli che vengono catturati o fatti oggetto di mitragliamenti.

Intanto, già dalla metà di luglio ha cominciato a tuonare il cannone: l’artiglieria tedesca spara verso Sansepolcro e la Valle del Tevere, dove gli Alleati stanno lentamente avanzando. Chi ha vissuto quei giorni ricorda che a volte i cannoni tuonavano incessantemente per notti intere.

A uno sguardo generale, a fine di agosto i lavori di costruzione della Linea Gotica non possono dirsi completati, ma lo stato di avanzamento è ritenuto soddisfacente dai comandi tedeschi; nel settore orientale (dove si trova la frazione della linea che passa per Badia Tedalda) sono stati completati 2375 nidi di mitragliatrice, 479 postazioni di artiglieria, oltre 3.600 trincee e ricoveri, oltre 16mila postazioni di tiro, 9 km di fossati anticarro. Sono state collocate 100mila mine, stesi 117mila metri di reticolato; installate 4 torrette di carri Panther e 18 di carri piccoli.

Nota bibliografica

Per la redazione dei testi si è fatto riferimento alla bibliografia attualmente disponibile, della cui composita e cospicua mole è qui impossibile dare conto.
A titolo di primo orientamento, per i quadri generali del periodo 1943-1945, così come per una bibliografia di ampio respiro si rinvia a: AA.VV., Dizionario della Resistenza.
Personaggi, luoghi, organismi e formazioni, De Ferrari, 2008, ed inoltre a: Collotti E. - Sandri R. - Sessi F., Dizionario della Resistenza.
Storia e geografia della Liberazione, voll. I-II, Einaudi, Torino 2000-2001.

Per una bibliografia sulle vicende relative alla Toscana si rinvia a quella proposta dal Museo Virtuale dell’Antifascismo e della Resistenza in http://memoria.provincia.ar.it/bibliografia.asp
Per la presenza militare tedesca in Italia si è fatto riferimento soprattutto agli studi di Carlo Gentile, ivi compresa la banca dati on line curata nel 2004 da Gentile per l'Istituto Storico Germanico di Roma: http://www.dhi-roma.it/ortdb.html?&L=1