07 – Le postazioni di artiglieria di Caprile
 

- Primo segmento -

Località di partenza:
Caprile (m. 808 slm)
Località di arrivo:
i resti delle postazioni (m. 880 slm)
Lunghezza:
km. 1
Dislivello totale in salita:
m. 120

- Secondo segmento -

Località di partenza:
Caprile (m. 808 slm)
Località di arrivo:
i resti della postazione (m. 925 slm)
Lunghezza:
km. 0.4
Dislivello totale in salita:
m. 120

Descrizione

L’itinerario – suddiviso in due segmenti - consente di raggiungere i resti di ampie postazioni, alcune delle quali ospitarono i cannoni della Wehrmacht. Queste ed altre fortificazioni costruite nella zona (in parte distrutte negli anni Cinquanta durante la costruzione dell’attuale strada provinciale, in parte ancora visibili ma difficilmente visitabili per la fitta vegetazione), erano in effetti destinate all’artiglieria pesante tedesca che - dal luglio del 1944 - bersagliò gli Alleati giunti ormai nella Valle del Tevere. Nel corso della schermaglia a colpi di artiglieria (gli inglesi rispondevano con i loro pezzi schierati ad Anghiari), non poche delle postazioni tedesche furono individuate dagli aerei da ricognizione alleati e poi colpite. Ma almeno un grosso cannone - come ricordano bene gli abitanti del posto - continuò a tuonare fino agli ultimi giorni della presenza tedesca in zona.

Il primo segmento, percorribile in 30 minuti, consente di visitare due postazioni. Dalla piazzetta di Caprile si imbocca, in salita, la vecchia strada che conduceva a Pratieghi (oggi è ormai uno sterrato, ma ancora ben conservato: è rimasto in funzione fino alle fine degli anni Cinquanta, quando fu costruita la nuova strada). Sempre seguendo i segnavia giallo-blu, dopo poco si lascia la stradina e – superato un recinto (aprire e chiudere il cancello dopo il passaggio) - si prosegue tra prato e bosco fino ad arrivare alla prima delle due postazioni. Proseguendo sul sentiero segnalato, in breve si esce dal bosco e si costeggia un pascolo fino ad attraversare un piccolo fosso (di solito in secca). Si prosegue su trattorabile in lieve salita e poi si svolta a destra, sempre seguendo i segnali. Si esce così su un campo coltivato, da percorrere sul suo margine destro - al limite del bosco - fino a che non si scende brevemente tra la vegetazione per raggiungere i resti della seconda postazione. Il ritorno avviene sullo stesso itinerario.

Il secondo segmento - più breve del primo - inizia dall’ultimo nucleo abitato di Caprile, seguendo quindi la strada oltre la piazzetta. Giunti alle case, seguendo i segnavia giallo-blu, si sale a destra, seguendo una vecchia mulattiera delimitata da muri di pietra a secco. In breve si svolta a destra fino ad un ampio pascolo. Qui si gira a sinistra, per risalire il crinale boscoso. E in pochi minuti si raggiungono i resti della postazione.

La discesa sempre per lo stesso itinerario.

Focus storia: Il fuoco delle artiglierie

Sebbene lungo questo tratto della Linea Gotica non si verifichi un attacco vero e proprio degli Alleati e non ci sia quindi una battaglia, tuttavia le armi non tacciono neppure qui. E tra il luglio e il settembre 1944 a sparare sono soprattutto le artiglierie. Contraerea e artiglieria campale per i tedeschi, carri armati ed artiglieria campale per i britannici.
Vediamole più da vicino.

La Germania dopo la fine della Grande Guerra è stata azzerata in termini di armi pesanti, dunque la sua artiglieria all’inizio del secondo conflitto mondiale è di recente produzione, sebbene non sempre all’avanguardia. Ma il problema principale in questo settore non è tanto l’avanzamento tecnologico dell’armamento, quanto l’insufficiente organizzazione, che manca di un controllo centralizzato ed impedisce la creazione di sistemi di fuoco razionali.

Questo accade per due motivi. In primo luogo perché l’artiglieria è distribuita anzitutto a livello divisionale; ogni divisione, cioè, ha il suo reggimento di artiglieria, articolato in: comando, batteria comando (meteo, trasmissioni, ecc.), 3 gruppi di artiglieria da campagna, composto ciascuno da 3 batterie con 4 cannoni (di base: una batteria di cannoni da 75, una di obici da 150, e due di obici da 105 mm); questi reggimenti operano al fianco delle rispettive divisioni ed incidono quindi solo in ambiti locali. Il secondo motivo risiede nel fatto che anche laddove sono presenti vere e proprie divisioni di artiglieria (composte ciascuna da 3 reggimenti di artiglieria mista con unità di fanteria e controcarro in appoggio), i comandi di armata tendono a spostarle freneticamente da un'unità all'altra, senza – ancora una volta – tenere conto di un quadro di impiego generale, cosa che comporta in alcuni luoghi eccessivo concentramento di armi e in altri rilevante scarsità.

Anche i cannoni contraerei sono inquadrati in unità reggimentali: il Flakregiment si compone di 2 battaglioni pesanti e 3 leggeri, oppure di battaglioni misti con 3 batterie da 88 mm (12 pezzi) e 3 da 20 mm (48 pezzi).

Ma in generale l’uso della contraerea risulterà essere più efficace rispetto all’artiglieria campale, senza contare che la sua potenza spesso viene usata, con effetti devastanti, anche contro bersagli a terra: i 20 mm contro veicoli poco corazzati, gli 88 mm contro ogni tipo di bersaglio.

Sempre in questo campo, peraltro, va ricordato che i tedeschi utilizzeranno come arma contraerea - specie nel 1944 sulla Linea Gotica, quando ormai altri tipi di armi scarseggiano - anche le mitragliatrici (MG 34 e MG 42), di una certa utilità contro gli aerei che sorvolano i crinali appenninici a bassa quota. Tra i pezzi più grossi dell’artiglieria germanica c’è il Kanone 5/28 cm: un'arma micidiale; ne entrano in servizio solo 25 esemplari ma operano su tutti i fronti; si trasportano su un vagone e sparano proiettili da 250 kg a oltre 60 km di distanza. Trovano impiego anche in Italia: due pezzi che non fanno in tempo a raggiungere la Tunisia, sono utilizzati ad Anzio, e gli Alleati, che ne subiscono i danni, la chiameranno la 'Piccola Anna'.

In realtà si tratta, come detto, di due cannoni, che però sparano uno alla volta. Tenuti al riparo in una galleria per sparire alla vista dei cacciabombardieri, saranno poi catturati quando gli Alleati rompono il fronte (uno viene sabotato, l'altro portato ad Aberdeen, dove ancora oggi esposto nel locale museo). In quanto alle artiglierie campali, essenzialmente si tratta degli obici da 149 mm sFH 18 (gittata 13 km per proiettili da 43 kg). Ci sono poi il Kanone 18/15 cm (arma poderosa, ma difficile da muovere: gittata 24,5 km, proiettile da 43 kg) e il Kanone 18/17 cm le cui prestazioni - gittata 29 km, proiettile da 68 kg - sono le migliori di tutte le armi usate dai belligeranti durante la guerra, e gode, in più, del vantaggio di non dovere essere smontato per gli spostamenti: almeno su brevi distanze, un buon trattore d'artiglieria lo trasporta con un solo carico.

Per le artiglierie divisionali - leggere e controcarri - i tedeschi utilizzano pezzi da 105 mm, a tutti gli effetti l’elemento base dell'artiglieria campale. Per ottenere un cannone più leggero si farà poi uso dei 75 mm adattati (è il Pak 40: 12 km di gittata, per una granata di 15 kg).

Oltre a questo, i controcarri tedeschi sono i Pak 38 da 50 mm, i Pak 40, simili ai precedenti ma con sagoma più bassa, sparano granate AP 40, che perforano 154 mm a 500 metri. E, soprattutto, il micidiale 88: famoso per doti balistiche e mobilità, spara granate a scoppio ritardato che perforano i carri ed esplodono, annientando l'equipaggio. La Krupp produce anche il cannone Flak 41 da 71, e la sua versione controcarri è il Pak 43: un’arma difficile da manovrare, ma che distrugge tutto quel che trova nel campo di tiro: con un brandeggio a 360 gradi, spara proiettili da oltre 7 kg perforando 184 mm di corazza a 2 km di distanza. C'è pure un altro tipo di controcarri, che spara proiettili con nucleo di tungsteno.

Il primo cannone di questo tipo, ingegnoso ma problematico, è il lanciagranate pesante sPzB 41. Ve ne sarà poi uno di calibro maggiore, il Pak 41/7,5 cm: con un proiettile da 2,5 kg perfora 170 mm a 450 metri di distanza. Parlando di controcarri, sebbene si tratti di armi individuali e non di artiglieria nel senso stretto del termine, non si possono tuttavia dimenticare i lanciagranate a carica cava, ossia i Panzerschreck e i Panzerfaust, che si riveleranno davvero micidiali. I Panzerfaust sono niente più che semplici tubi di ferro con mirino e grilletto: per distruggere un carro nemico basta avere soldati che abbiano il fegato per avvicinarsi fino a 30 metri dall’obiettivo. A quel punto si prende la mira, si tira il grilletto e il carro avversario è fuori combattimento.

Ed infine, le mine anticarro; i tedeschi ne fanno larghissimo uso durante tutta la permanenza in Italia ma soprattutto sulla Linea Gotica, dove hanno tempo per piazzarne in gran quantità. Sono le mine “Teller” (mine T), dislocate soprattutto lungo le strade o nei campi pianeggianti, vale a dire là dove si ritiene possibile che i carri alleati tentino di passare. Tuttavia i tedeschi dissemineranno un po’ ovunque anche un altissimo numero di mine “Shrapnell” e mine “Schu” entrambe antiuomo, ed entrambe destinate a mietere molte vittime tra i civili, anche a guerra conclusa. Passiamo ora all’altro campo, cominciando dai carri armati.

Gli inglesi realizzano tra il 1940 e il 1945 molti tipi di carro; non si tratta, per lo più, di mezzi tecnologicamente avanzati, ma si punta sulla quantità più che sulla qualità; ne vengono costruiti infatti oltre 40 mila esemplari. Tra quelli leggeri i più noti sono i Valentine (con cannone da 57 e da 75 mm), i Tetrarch ed i Vickers Mk VII (entrambi con cannone da 40 mm ed aviotrasportabili con gli alianti Hamilcar) e l’Mk VIII Harry Hopkins (un carro con corazza di 38 mm d'acciaio, ma poca mobilità). Tra gli “incrociatori”: i Crusader, i Cromwell, i Challenger, i Comet e i Centurion (questi ultimi saranno i migliori carri britannici: pesantemente protetti ed armati con un cannone 17 libbre più una mitragliera Polsten). E poi i carri da fanteria.

A parte i colossi come il TOG, l'A38 Valiant e l'A39 Torquoise, in questo settore, spicca su tutti il famosissimo Churchill; davvero formidabile, con oltre 100 mm di acciaio di copertura già nei primi modelli, e pezzo da 40 mm (poi arriva anche il carro con il 57 mm e infine quello con pezzo da 75, mentre le corazze diventano spesse fino a 150 mm). E’ in grado di resistere al tiro di quasi tutti i tipi di proiettile nemico ed anche di scalare le montagne: lo fa prima in Tunisia, e poi Italia. Ne verranno costruiti oltre 5.000 esemplari. In realtà sulla Linea Gotica, i britannici faranno ampio uso anche di un carro medio di fabbricazione statunitense, l’M4 Sherman (prodotto in ben 45mila esemplari). E’ un carro medio con buone prestazioni, armato con mitragliatrice Browning da 12,7 mm e cannone da 75 mm, corazza di 51 mm e stabilizzazione giroscopica in elevazione del pezzo. Ma non è esente da problematiche.

La principale è il fatto che le botole di acceso sono state disegnate e costruite in modo tale che in caso di un colpo ricevuto sulla torretta, il cannone si piega verso il baso e “accartoccia” la parte sottostante, chiudendo in pratica le uscite. Così l’equipaggio (pilota, mitragliere, capocarro, cannoniere e servente) rischia di rimanere intrappolato nel carro e di perdere la vita nell’ipotesi non remota che il carro prenda fuoco. Ma parlando di mezzi corazzati britannici non vanno dimenticate le autoblindo, settore nel quale gli inglesi eccellono. Le autoblindo, peraltro, proprio durante la campagna d’Italia si dimostreranno particolarmente utili. La fascia leggera è coperta dalle Daimler, con corazza integrale e mitragliatore Bren: eccezionali come veicolo da esplorazione, ne vengono prodotti migliaia di esemplari, usati ovunque. C’è poi la Daimler Mk I, più pesante e con scafo allargato per il cannone da 40 mm; usata per compiti di esplorazione, può ingaggiare i corazzati nemici come un vero carro armato. Ed infine le Humber: prodotte in ben 5.400 esemplari, sono le più numerose.

Possono essere dotate di mitragliatrici oppure di cannoni; sono largamente usate in Italia, sia per azioni di esplorazione che di appoggio alle forze principali. Del resto, se nel settore dei carri armati gli inglesi non sono i primi della classe, in quello dei cannoni da campagna le cose vanno diversamente; quasi tutti i loro pezzi hanno prestazioni elevate. Il pezzo più noto ed utilizzato è il '25 libbre', arma da 87,6 mm provvista di capacità analoghe a quelle di un obice e, al contempo, con gittata di un cannone. E’ l'Ordnance, Quick Firing 25 pdr Mk, il primo cannone-obice moderno (appare poi anche in versione con alzo aumentato, per l'impiego in montagna).

Noto come '88' inglese, il 25 libbre diventa il tipo fondamentale per l'artiglieria semovente, dimostrandosi un ottimo pezzo campale: la combinazione di lunga gittata, potente granata, traiettoria curva e peso ridotto rende quest'arma eccellente. La trazione con i trattori Quad - che portano anche un rimorchio con 100 proiettili - aumenta la validità. Spara granate da 11 kg per una gittata di oltre 12 km. E’ questo uno dei cannoni che spara - da Anghiari e da altre posizioni in Valtiberina – sulle fortificazioni della Linea Gotica del tratto in cui è compresa anche Badia Tedalda. Infine, uno sguardo ai controcarri inglesi; inizialmente si usa il 'due libbre' Vickers, con proiettile da 1 kg che perfora 50 mm d'acciaio a 500 metri. ma è poco mobile e pesante - seppure interessante per il brandeggio a 360 gradi - e dal 1942 è sostituito prima con il 25 libbre, poi con il 6 libbre.

Quest’ultimo è un cannone ad alte prestazioni e di calibro rilevante: perfora 70 mm a 1 km.

Ed infine il 17 libbre, un’arma formidabile sebbene difficile da spostare: perfora 130 mm a 900 metri.

Ed è un pezzo che comincia ad essere utilizzato su larga sala proprio durante la campagna d'Italia.

Nota bibliografica

Per la redazione dei testi si è fatto riferimento alla bibliografia attualmente disponibile, della cui composita e cospicua mole è qui impossibile dare conto. A titolo di primo orientamento, per i quadri generali del periodo 1943-1945, così come per una bibliografia di ampio respiro si rinvia a: AA.VV., Dizionario della Resistenza. Personaggi, luoghi, organismi e formazioni, De Ferrari, 2008, ed inoltre a: Collotti E. - Sandri R. - Sessi F., Dizionario della Resistenza. Storia e geografia della Liberazione, voll. I-II, Einaudi, Torino 2000-2001. Per una bibliografia sulle vicende relative alla Toscana si rinvia a quella proposta dal Museo Virtuale dell’Antifascismo e della Resistenza. Per la presenza militare tedesca in Italia si è fatto riferimento soprattutto agli studi di Carlo Gentile, ivi compresa la banca dati on line curata nel 2004 da Gentile per l'Istituto Storico Germanico di Roma.