03 – Di qua e di là del Marecchia

Badia Tedalda - Rofelle – Molino di Bascio – San Gianni – Colcellalto – Ponte Presale - Badia Tedalda

Partenza e Arrivo:
Badia Tedalda
Lunghezza:
km. 30
Dislivello totale in salita:
m. 1.007
Quota di partenza:
m. 698 slm
Quota minima:
m.430
Quota massima:
m. 897 slm

Descrizione

Quest’itinerario percorre una parte del segmento di Linea Gotica che attraversava il territorio di Badia Tedalda, allargando però lo sguardo verso i territori dei comuni di Casteldelci e Sestino, lungo la Valmarecchia. Come per gli altri itinerari, anche in questo caso si intercettano (con brevi deviazioni a piedi) diversi resti di fortificazioni, ma soprattutto si toccano varie località in cui all’epoca si installarono i comandi locali tedeschi.

Da Badia Tedalda si scende su asfalto verso Rofelle, si attraversa il Marecchia in prossimità di un vecchio mulino oggi riadattato ad abitazione (km 3,7), e si risale fin quasi a raggiungere Rofelle. Ma poco prima del nucleo principale della frazione si svolta a destra, in direzione di Il Poggio (km 5).

Rofelle nel 1944 era una frazione densamente abitata, e molti giovani di qui al momento dell’armistizio (8 settembre 1943) erano militari; nel complesso, oltre 40 ragazzi, alcuni dei quali - una volta rientrati fortunosamente a casa - si nascosero per evitare l’arruolamento nelle milizie della RSI, altri invece furono costretti a lavorare per la Todt (l’organizzazione che si occupava della costruzione della Linea Gotica); altri ancora, infine, si aggregarono alle bande partigiane operanti nella zona. Tra questi, ci fu chi pagò con la vita tale coraggiosa scelta, come nel caso dei fratelli Sildo e Fré Luigi Bimbi e di Fosco Montini (per chi interessato ai dettagli sulle vicende di questi giovani, si rinvia all’itinerario cicloturistico loro dedicato: Anello dei fratelli Bimbi).

Svoltato verso Il Poggio, si comincia a pedalare su una sterrata che, con vari saliscendi, consente di percorrere a mezza costa il versante sinistro del Marecchia. Il fondo è quasi sempre buono; si procede avendo a sinistra il versante del Monte Prato Lama e sulla destra diversi panoramici affacci sul Marecchia.
Anche sui contrafforti sommitali di Prato Lama vi erano, nel 1944, diverse fortificazioni (di cui oggi sono però visibili scarsi resti): controllavano questo punto della valle insieme alle dirimpettaie postazioni di Villa Belvedere, sull’altra sponda del Marecchia.

Si superano piccole frazioni, alcune delle quali costituite ormai solo da casali diroccati, e tenendo sempre la destra nei pochi incroci in cui ci si imbatte, si raggiunge - dopo un ultimo tratto in discesa - la strada asfaltata che sale verso Gattara (km 11); anche qui si tiene a destra, per scendere a Molino di Bascio, una località che in passato a lungo fu importante presidio sull'antica strada che dall'Adriatico conduceva a Roma (tanto che tra i pellegrini in viaggio durante il Medioevo si era diffuso il modo di dire: “Andremo a Roma se Dio vuole, e se vogliono quelli di Bascio”; i resti del castello, ormai ridotti alla sola torre, si trovano in alto, a circa 3 km dalla provinciale).

Va inoltre precisato che 0,8 km prima di arrivare all’incrocio per Gattara, a sinistra - rialzata dalla strada, in un punto che un tempo era un trivio importante, che collegava il castello di Gattara alla Toscana - ci si imbatte nella Celletta della Madonna del Rosario, costruita alla fine del Cinquecento e considerata la più antica di tutta la Valmarecchia. Secondo le credenze popolari, i crocicchi di campagna erano i luoghi in cui si davano convegno streghe e diavoli, dunque per allontanare tale pericolo vi si erigevano delle cellette, ossia degli edifici benedetti che diventavano poi col tempo - oltre che luogo di preghiera - un riferimento e un rifugio occasionale per i viandanti. Caratteristica di questa celletta è la presenza, ai lati, di due muriccioli sormontati da lastre: una vera e propria rarità.

A Molino di Bascio (frazione di Pennabilli) sfociamo sulla SP258 Marecchiese (km 12,5): si prende a sinistra e poi, al primo incrocio (quando si è ancora nell’abitato), si svolta a destra, in direzione San Gianni.

Da questo momento comincia una piacevole salita (su asfalto, con andamento regolare) che permette di raggiungere la piccola ma pittoresca frazione di San Gianni (km 17,4); anche qui nel 1944 si installò un comando locale tedesco.

Oltre San Gianni, si continua ancora a salire fino a giungere a un incrocio (km 19,5); qui il nostro itinerario prosegue a sinistra, ma chi volesse visitare i resti delle fortificazioni di Poggio Palazzaccio deve fare una deviazione andando a destra (indicazioni per “Monticelli/Palazzaccio”). Si supera l’oratorio della Rocchetta e si prosegue fino a Palazzaccio (km 20,7); quindi, guadagnato a piedi il Poggio del Palazzaccio (m. 849), si può percorrere il crinale nei pressi - tanto in direzione nord che in direzione sud - imbattendosi in diversi resti di postazioni e trincee. Va però precisato che la vegetazione, in estate, non ne facilita l’individuazione.
Tornando al percorso principale, dal bivio per Poggio Palazzaccio l’itinerario prosegue, come anticipato, a sinistra. Si procede su strada bianca per risalire fino alla quota massima, che lambisce la cima di Monte Maggio (m. 897); si scende poi in discesa (a tratti ripida) alla SP49 “Sestinese”. In questo tratto si pedala tra pascoli e boschi, in ambiente selvaggio (poche le tracce antropiche), e non è raro imbattersi in branchi di caprioli e cinghiali. A nord-est il panorama è chiuso dai profili inconfondibili del Carpegna e di Sasso Simone e Simoncello.

Giunti sulla “Sestinese”, si gira a destra per incontrare - poco dopo - l’incrocio per Colcellalto (km 24,7). Qui si prende a sinistra e si attraversa questa piccola frazione che durante la guerra è stata anch’essa sede di uno dei tanti comandi di zona tedeschi dislocati nel territorio (attorno alla frazione e nei pressi della chiesa erano state costruite opere difensive, di cui però oggi non vi è più traccia). Non distante da Colcellalto, peraltro, si trova anche una delle “casematte” scavate nella roccia (è poco distante dalla provinciale ma per motivi di sicurezza non sono state poste segnalazioni in loco: chi fosse interessato alla visita deve rivolgersi agli accompagnatori del Parco Storico).

Da Colcellalto si prosegue in discesa sulla vecchia strada (dissestata ma asfaltata) che si immette di nuovo sulla SP49 in località Palazzi. Quindi ancora in discesa, fino a Ponte Presale (km 27,7).


A questo punto si può scegliere di rientrare a Badia Tedalda seguendo le indicazioni della SP258 o sfruttare la vecchia viabilità; in tal caso si attraversa il vecchio ponte, e salendo un po’ ripidamente si arriva ad incrociare di nuovo la SP258 poco prima di Badia Tedalda; ancora pochi minuti e si è in paese (km. 30).